Se conoscete e amate l’esordio musicali dei Cure, il bellissimo “Three Imaginary Boys”, vi sarà facile altrettanto amare “Name?” dei Copenhagen!. La band bolognese intreccia un indie rock cantato in inglese infarcito di post-punk: scenari di periferia desolata e deserta con ritmi e urletti che tanto ricordano il Robert Smith del 1979.
“Shine the Lights Out” ha un incedere ossessivo, sorretto da chitarre affilate e basso rampante, dove la somiglianza con “Killing An Arab” dei Cure è altissima, presa ovviamente con i dovuti termini di paragone.
In “Brighton Calls #1” i ritmi rallentano, il lato curesque (quello tanto amato da Robert Smith nella loro opera prima) esce fuori prepotentemente. Una ballatona intensa e mesmerica.
Chiude l’Ep “Surfers”, che si apre con rumori elettronici, che resteranno la colonna portante dell’intero brano. Ritmo cupo e scuro e leggermente psichedelico.
I Copenhagen! non brillano certo di originalità, ma se oggi chiedere ad una band di essere originale è una cosa alquanto difficile, resta il fatto che “Name?”, oltre ad essere un gradevole preludio a qualcosa di più corposo, è anche una buona occasione per andare a ripescare quel filone post-punk che esplodendo fece nascere la stella nera per eccellenza: i Cure.
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